L’infezione virale cronica più diffusa al mondo

Le infezioni virali possono essere classificate in acute o croniche. Una infezione viene definita acuta quando il virus rimane all’interno dell’ospite per un periodo limitato di tempo prima di essere eliminato; se invece il virus persiste nell’organismo ospite, l’infezione viene detta cronica.

L’infezione cronica da parte del virus dell’epatite B (HBV) è la più diffusa in assoluto in tutto il mondo e riguarda 468 milioni di persone (dati del 2016); inoltre si stima che circa il 30 % della popolazione mondiale (2 miliardi di persone) sia entrato in contatto con questo virus nel corso della propria vita.

HBV infetta il fegato causando una malattia chiamata epatite, caratterizzata da infiammazione e morte cellulare.

HBV è un virus a DNA che appartiene alla famiglia degli Hepadnaviridae. Il capside che contiene il genoma è formato dalla proteina Core, mentre il suo involucro contiene tre diverse forme della proteina di Superficie chiamate short (S), medium (M) e large (L). La più lunga di queste tre forme è quella responsabile di riconoscere le cellule bersaglio e di facilitare l’ingresso del virus al loro interno. Le altre proteine virali sono la Polimerasi necessaria per la replicazione del virus, la proteina X con funzioni regolatorie, e la proteina E che viene secreta dalle cellule infette.


Schema dell’HBV (da http://www.expasy.org/viralzone, SIB Swiss Institute of Bioinformatics)

Il contagio può avvenire mediante il contatto con sangue o atri fluidi corporei provenienti da un individuo infettato (trasmissione orizzontale); un’altra forma di trasmissione del virus è quella tra madre e figlio durante la gravidanza o al momento del parto (trasmissione verticale).

Il virus può resistere fuori dall’organismo umano per almeno 7 giorni, e il periodo di incubazione varia dai 30 ai 180 giorni. L’esito dell’infezione dipende soprattutto dall’età del soggetto infettato: il 95% dei neonati e il 5% degli adulti sviluppano un’infezione cronica. Nel resto dei casi si produce un’infezione acuta che può risolversi da sola, o portare a epatite fulminante nell’1% dei casi. Senza un trapianto di fegato l’epatite acuta fulminante può essere mortale.

Nel caso dell’infezione cronica, l’individuo portatore del virus può sviluppare col tempo una condizione chiamata cirrosi, in cui il funzionamento del fegato è compromesso, o addirittura un tipo di tumore chiamato epatocarcinoma.

Il genoma di HBV è costituto da una molecola di DNA a doppia catena chiamata rcDNA (DNA rilassato circolare), in cui una delle eliche non è completa. Quando il virus riesce ad entrare nelle cellule del fegato (epatociti), i sistemi cellulari che normalmente si occupano di riparare il nostro DNA riconoscono l’elica incompleta come se fosse DNA danneggiato e si attivano per ripararlo. Così facendo si forma un mini cromosoma detto cccDNA (DNA circolare covalentemente chiuso) che costituisce la struttura più stabile del DNA virale, ed è la base per la replicazione del virus e per la produzione delle sue proteina.

Talvolta il DNA del virus può inserirsi all’interno del DNA dell’ospite (integrazione); in questo  caso il virus perde la capacità di replicarsi e può produrre solo la proteina di superficie. L’integrazione del DNA virale avviene in posizioni casuali e può interrompere o alterare geni che codificano per proteine umane. L’integrazione è una delle cause dell’insorgenza dell’epatocarcinoma.

Al momento non esiste una cura per l’eliminazione definitiva del virus dall’organismo del paziente infettato, anche se sono disponibili dei farmaci per rallentare il decorso della malattia, che riducono l’insorgenza del cancro e migliorano la sopravvivenza del paziente. Questi farmaci agiscono sopprimendo la replicazione del virus, ma poiché esso non viene eliminato, i pazienti devono assumere i medicinali antivirali per lunghi periodi di tempo e addirittura per tutta la vita.

Dal 1982 è disponibile un vaccino preventivo nei confronti di HBV che ha ridotto l’incidenza dell’infezione; nonostante ciò in alcune zone del mondo (tra cui Cina, Sud-Est Asiatico, Africa, Medio Oriente e Amazzonia) il virus è endemico, ovvero la sua presenza è radicata e persistente. Il vaccino è sicuro, e risulta efficace nel 95% delle persone che possiedono un sistema immunitario sano e funzionante (immunocompetenti), garantendo una protezione che dura almeno 20 anni. Dopo la somministrazione del vaccino il nostro sistema immunitario diventa capace di produrre anticorpi che riconoscono la proteina di superficie del virus; nel caso in cui venissimo a contatto con delle particelle virali di HBV tali anticorpi sarebbero capaci di intercettare il virus prima che esso raggiunga il fegato, evitando l’infezione e la conseguente malattia. La diffusione del vaccino ha reso possibile non solo la diminuzione dei casi d’infezione, ma anche dell’insorgenza dell’epatocarcinoma. Nel 2017 in Europa solo lo 0.4% dei bambini sotto i 5 anni risultava infetto da HBV, e la maggior parte dei 15 milioni di persone con epatite B era costituta da adulti nati prima del 1990.

Bibliografia

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Hepatitis B Virus Infection, Trépo C. et al., Lancet 2014, http://10.1016/S0140-6736(14)60220-8

Organizzazione Mondiale della Sanitá: https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/hepatitis-b

Mappa della diffusione di HBV da https://wwwnc.cdc.gov/travel/yellowbook/2020/travel-related-infectious-diseases/hepatitis-b

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