La settimana scorsa ho partecipato al congresso della Società Britannica di Immunologia nell’incantevole Edimburgo.
Finalmente un vero congresso in presenza (era disponibile anche la modalità online per chi lo preferisse) con la possibilità di interagire con colleghi provenienti da tutto il Regno Unito e anche qualche ospite internazionale.
Quando partecipo a congressi così grandi che prevedono sessioni parallele su argomenti diversi, cerco sempre di seguire qualche sessione che non sia direttamente collegata al mio lavoro, per imparare qualcosa di nuovo.
Questa volta sono rimasta molto colpita dalla sessione sull’orologio biologico del sistema immunitario. A quanto pare le cellule del sistema immunitario preferiscono migrare dal sangue verso i linfonodi durante la notte, per presentare ai linfociti gli antigeni che hanno incontrato durante il giorno. Ciò significa che c’è un momento della giornata migliore per essere vaccinati o per ricevere una terapia che agisce sul sistema immunitario.
Anche il momento della giornata in cui un organismo si nutre, e dunque attiva certi meccanismi del suo metabolismo hanno un effetto sull’attività del sistema immunitario, per non parlare del fatto che il tipo di dieta che assumiamo influenza la composizione dei batteri che vivono nel nostro intestino (flora intestinale o microbiota intestinale), che a sua volta può modificare i livelli di molecole pro e anti infiammatorie nel sangue e nei tessuti.
Un altro fatto molto interessante è che infezioni passate o in corso possono modificare il risultato di un’infezione da parte di un microorganismo completamente diverso. Per esempio, sapevate che la presenza di un parassita nell’intestino (Heligmosomoides polygyrus) può favorire la produzione di un certo tipo di globuli bianchi nel midollo osseo, e quindi aiutare la risposta immunitaria contro il virus respiratorio sinciziale (RSV) che infetta i polmoni? O che la malaria (causata dal parassita Plasmodium falciparum che vive nei globuli rossi o nel fegato a seconda della fase di sviluppo) può causare un disequilibrio della flora intestinale, rendendo i bambini più soggetti a infezioni da batteri del genere Salmonella?
Inoltre, si stima che durante la pandemia di Influenza spagnola (di cui ho parlato qui), la maggior parte delle morti sia stata causata da un batterio (Streptococco pneumoniae) che approfittava dell’organismo già debilitato dall’infezione virale per danneggiare ulteriormente i polmoni, piuttosto che dal virus in sé. E recentemente è stato scoperto che una precedente infezione batterica da Klebsiella pneumoniae limita l’attivazione delle cellule del sistema immunitario chiamate Natural Killer, rendendo meno pericolosa una successiva infezione da parte del virus dell’influenza perché proprio queste cellule sono in parte responsabili del danno ai polmoni dovuto a un’eccessiva risposta immunitaria.
Insomma, ancora una volta sono rimasta affascinata dalla complessità del sistema immunitario e dalla molteplicità dei meccanismi con cui interagisce con praticamente ogni altro processo che avviene nel nostro organismo!
Nell’ultima sessione del congresso, invece, il Professor Paul Moss dell’Università di Birmingham e la Professoressa Sarah Gilbert dell’Università di Oxford, hanno ripercorso tutte le scoperte e i progressi fatti dalla scienza negli ultimi due anni: dal primo caso di polmonite atipica in Cina fino al richiamo del vaccino per la prevenzione della COVID-19. Probabilmente nessuno tra i presenti al congresso, neanche il più esperto tra gli immunologi, sarebbe stato così ottimista da prevedere che si sarebbero ottenuti così tanti risultati in così poco tempo.
Ed è proprio grazie a questo lavoro incredibile e alla collaborazione tra scienziati da ogni angolo del mondo che abbiamo avuto la possibilità di godere di questi fantastici quattro giorni all’insegna dell’Immunologia, e di visitare una città incantevole come Edimburgo (ovviamente muniti di COVID-pass e mascherina!)
Immagine da cellcartoons.net con licenza Creative Commons BY-NC-ND.