Epatite delta: la pandemia dimenticata

Si ricomincia a sentir parlare di epatite a seguito dei gravi casi di infiammazione del fegato che hanno interessato bambini da 1 mese ai 16 anni di età in diverse parti del mondo. I primi (e più numerosi) casi sono stati riportati nel Regno Unito, ma anche in Italia, Spagna, Romania, Stati Uniti, Israele, e altri stati dell’Unione Europea.

Non è ancora chiaro cosa stia causando queste epatiti acute nei bambini, che in alcuni casi hanno reso necessario un trapianto, e tantomeno se si tratti di un vero aumento dei casi o di un aumento della visibilità di queste condizioni (quando si cerca attivamente qualcosa, si ha più possibilità di trovarla). In attesa di confermare alcune ipotesi, tra cui quella che chiama in causa un adenovirus (scartata ogni correlazione con SARS-CoV-2 o con il vaccino anti COVID-19), si consiglia di affidarsi all’igiene respiratoria e delle mani (sempre valide!) e di prestare attenzione a sintomi quali febbre, diarrea, dolori addominali, spossatezza, urine scure e feci chiare, itterizia (ingiallimento di pelle e occhi).

Le epatiti in generale possono essere causate da virus (di cui ho parlato in precedenza qui) o da sostanze tossiche (alcol, quantità eccessive di alcuni farmaci, tossine prodotte da funghi, etc), o possono essere uno dei sintomi di alcune malattie autoimmuni (risposte improprie del sistema immunitario verso componenti dell’organismo stesso).

Le epatiti virali sono molto comuni, ma spesso non diagnosticate e di conseguenza non trattate. Ciò è particolarmente rilevante nel caso dell’epatite delta, causata dalla combinazione di due virus: il virus dell’epatite B (HBV) e il virus dell’epatite delta (HDV). Una persona può infettarsi con entrambi i virus contemporaneamente (co-infezione), oppure una persona portatrice di HBV può essere infettata in un secondo momento da HDV (super-infezione). La doppia infezione HBV-HDV causa la forma più grave in assoluto di epatite virale e, se non curata, può avere conseguenza gravissime tra cui il cancro al fegato. Si stima che circa 300 milioni di persone siano portatrici di HBV, e che il 4.5% sia entrato in contatto con HDV; i numeri reali però potrebbero essere ben più elevati.

Per entrambi i virus il contagio avviene tramite sangue o altri fluidi corporei infetti, oppure, soprattutto nelle aree in cui sono endemici, la trasmissione può avvenire da madre a figlio alla nascita o nella prima infanzia.

Il virus dell’epatite delta, che ho studiato per 7 anni, è un virus molto interessante e ha delle caratteristiche molto particolari:

  • È il virus più piccolo tra tutti quelli conosciuti in grado di infettare gli esseri umani
  • Il suo genoma è fatto di RNA
  • Si moltiplica all’interno delle cellule con un meccanismo non osservato in nessun altro virus umano
  • Ha delle cose in comune con alcuni virus delle piante (viroidi)
  • Ha solo due proteine (L-HDAg, S-HDAg), e per questo dipende quasi totalmente dalle proteine delle cellule umane
  • Può produrre nuove particelle virali e infettare altre cellule, solo in presenza di HBV
  • Il suo involucro esterno è costituito dalle proteine di superficie di HBV

Quest’ultima caratteristica è stata molto utile per prevenire la diffusione dell’infezione, dato che il vaccino contro HBV è altamente efficace anche contro HDV. Se siete nati in Italia negli anni ’80 come me, ricorderete di aver ricevuto il vaccino contro HBV quando frequentavate le scuole medie negli anni ’90, quando fu reso obbligatorio. La campagna vaccinale contro HBV ha avuto un grande successo, e ha contribuito fortemente alla riduzione dei casi di epatite delta in Italia, dove HDV era endemico ed è oggi prossimo all’eradicazione.

Nonostante ciò, si stima che globalmente circa 12 milioni di persone siano attualmente infettate con HDV, poiché in molte parti del mondo la copertura vaccinale è ancora bassa; il numero delle persone che hanno contratto il virus potrebbe essere però molto più alto, dato che in molti casi la diagnosi non viene eseguita. (Anche nei documenti relativi ai recenti casi di epatite acuta pediatrica ho letto spesso che i pazienti sono risultati negativi a HBV, HCV, HAV, HEV e “HDV nei casi in cui il test era disponibile”.)

Il fatto che HDV abbia solo due proteine proprie, e che per moltiplicarsi debba usare le proteine delle cellule umane, rende estremamente complicato sviluppare farmaci specifici contro il virus (per bloccarne la replicazione dovremmo bloccare le proteine delle cellule, con effetti collaterali potenzialmente gravi), e purtroppo, i trattamenti contro HBV non sono efficaci contro HDV.

Negli ultimi anni sono stati sviluppati nuovi antivirali con meccanismi d’azione diversi per bloccare i vari passaggi dell’infezione da HDV che stanno dando risultati promettenti negli studi clinici. In particolare due nuovi farmaci che bloccano rispettivamente l’ingresso di HBV e HDV nelle cellule nel fegato, o la formazione di nuove particelle infettive di HDV, hanno ottenuto un’approvazione condizionale (prima della fine degli studi clinici perché I beniefici superano chiaramente i rischi) nell’Unione Europea e negli Stati Uniti.

Nonostante HDV sia stato scoperto 45 anni fa (nel 1977 in Italia dal Prof. Mario Rizzetto), ancora oggi ci sono tantissime cose che non sappiamo su come causi la malattia, e soprattutto non abbiamo ancora una cura specifica per combatterlo. Il fatto che questo virus sia più diffuso in aree economicamente meno sviluppate ha reso l’epatite delta per molti anni una malattia negletta (trascurata, dimenticata).

L’approvazione condizionale dei nuovi farmaci fa ben sperare per un miglioramento delle condizioni di vita dei pazienti, ma c’è ancora tanto da fare: la ricerca deve continuare per capire esattamente cosa succede nel fegato infettato dal virus, bisogna dare più visibilità alla malattia per incentivare la prevenzione e scoraggiare i comportamenti a rischio, e sono necessarie più risorse per garantire una corretta diagnosi in tutti i casi sospetti ed espandere la copertura vaccinale nei paesi in via di sviluppo.

Immagine creata su BioRender.com da Carla Usai (L-HDAg, S-HDAg: proteine di HDV ; S-HBsAG, M-HBsAg, L-HBsAg: proteine di superficie di HBV; HBcAg: proteina core di HBV). Figure non in scala.

Bibliografia:

Review article: emerging insights into the immunopathology, clinical and therapeutic aspects of hepatitis delta virus, Usai C et al., Alimentary Pharmacology and Therapeutics 2022 https://doi.org/10.1111/apt.16807

Pagina dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sui casi di epatite acuta pediatrica https://www.who.int/emergencies/disease-outbreak-news/item/multi-country-acute-severe-hepatitis-of-unknown-origin-in-children

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