La pandemia degli ultimi anni ha reso ancora più evidente come la specie umana sia parte di un sistema molto esteso con elementi fortemente interconnessi e alla costante ricerca di equilibrio.
Due immagini che descrivono molto bene questo equilibrio e la sua precarietà sono il mercato di Wuhan, in cui venivano commercializzati animali vivi e molte specie diverse si trovavano a stretto contatto, e il ritorno, in pieno lockdown e con le attività umane ridotte al minimo, di specie selvatiche in ambienti urbani (come i cinghiali a Roma e i daini a Parigi). Ciò dimostra come la popolazione umana, gli animali e le piante siano strettamente legati dalla condivisione degli ecosistemi in cui vivono, soprattutto adesso che la popolazione umana in costante crescita richiede un incremento della produzione di cibo e dell’utilizzo di altre risorse naturali.
Per questo motivo è necessario unire programmi di sviluppo, legislazione e ricerca scientifica per preservare la salute pubblica; questo approccio, a cui partecipano attivamente governi, organizzazioni internazionali e enti di ricerca, è chiamato “One Health”, ovvero “una salute”, intesa come salute globale.

Tra le organizzazioni internazionali che promuovono questo approccio, svolgono un ruolo importante l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) e l’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (WOAH).
L’obiettivo è ridurre le minacce sanitarie nei punti di contatto tra esseri umani, altre specie animali e ambiente. Un tema importante è il fatto che alcuni microorganismi possono infettare sia l’uomo che altre specie animali, e passare facilmente da una specie all’altra sia per contatto diretto, che tramite il consumo di cibi contaminati (soprattutto nel caso dei batteri resistenti agli antibiotici). Per evitare situazioni pericolose da questo punto di vista bisognerebbe migliorare la salute degli animali da allevamento e limitare il contatto tra animali selvatici, animali domestici e esseri umani preservando gli habitat naturali tramite la regolamentazione delle attività umane.
Altri aspetti fondamentali sono la conservazione della biodiversità e la mitigazione del cambio climatico. L’aumento delle temperature, la deforestazione e la carenza d’acqua nelle zone e nelle stagioni in cui era normalmente presente, sta spingendo alcune specie animali a lasciare i loro habitat abituali alla ricerca di zone più ospitali, con l’effetto di aumentare i contatti tra specie che prima vivevano separate, e di conseguenza anche la possibilità di scambio di microrganismi tra queste specie.
Secondo uno studio pubblicato su Nature, esistono almeno 10.000 virus capaci di infettare l’uomo, ma la maggior parte di essi al momento circolano “indisturbati” tra gli animali selvatici. Gli autori hanno simulato il movimento di questi virus tramite le specie di mammiferi terrestri che li ospitano in base ai cambiamenti climatici previsti da qui al 2070; hanno ottenuto così nuove combinazioni di specie animali e alte probabilità di contatto con la specie umana in aree densamente popolate, soprattutto in Africa e Asia, che potrebbero permettere circa 4000 salti di specie anche con un aumento della temperatura globale inferiore a 2°C. Tutto ciò senza considerare i virus che infettano uccelli, rettili, anfibi e mammiferi marini!
Risultati come questi mostrano chiaramente come il riscaldamento globale causato dalle attività umane sia un fattore importantissimo nel favorire l’emergere di nuove zoonosi e potenziali pandemie.
In conclusione la salute dell’umanità dipende dalla salute del pianeta e di tutti i suoi elementi, ed è nostro dovere prendercene cura.
Bibliografia
Climate change increases cross-species viral transmission risk, Carlson, C.J. et al.. Nature 2022 https://doi.org/10.1038/s41586-022-04788-w
From SARS to COVID-19: A previously unknown SARS- related coronavirus (SARS-CoV-2) of pandemic potential infecting humans – Call for a One Health approach El Zowalaty M.E., Järhult J.D. One Health 2020 http://10.1016/j.onehlt.2020.100124
Centers for Disease Control and Prevention: https://www.cdc.gov/onehealth/basics/index.html
World Health Organization: https://www.who.int/news-room/questions-and-answers/item/one-health
Istituto Superiore di Sanità: https://www.iss.it/one-health