
“Se conosci i tuoi nemici e conosci te stesso, non avrai paura del risultato neanche in cento battaglie”, diceva il generale cinese Sun Tzu.
Come i nemici da affrontare in battaglia, anche i virus possono essere molto diversi tra loro, ciascuno con le proprie armi per causare malattie e le proprie strategie per trasmettersi da un individuo a un altro. Conoscere le caratteristiche dei nostri nemici e le nostre armi specifiche di difesa e contrattacco (la disponibilità di vaccini o cure efficaci) ci permette di assegnare a tutti i virus e microrganismi in generale una classe di rischio biologico e di comportarci di conseguenza.
- Microrganismi di classe 1: non causano nessuna malattia
- Microrganismi di classe 2: causano malattie nell’uomo o negli animali, rappresentano un rischio moderato per la collettività, esiste un vaccino efficace
- Microrganismi di classe 3: causano malattie molto gravi, si propagano facilmente, esiste un vaccino efficace
- Microrganismi di classe 4: causano malattie molto gravi, si propagano facilmente, non esiste un vaccino o una cura efficace
Ad ogni classe di rischio biologico corrisponde un livello di biosicurezza, ovvero un insieme di norme specifiche descrivono il tipo di dispositivi di protezione individuali (per l’operatore) e collettivi (per le altre persone e l’ambiente), ma anche il tipo di struttura in cui questi microorganismi possono essere maneggiati.
In passato ho lavorato con i virus dell’epatite HBV e HDV e attualmente lavoro con SARS-CoV-2: tutti questi virus appartengono alla classe 3, e tutti gli studi devono essere svolti in una struttura appropriata chiamata laboratorio di biosicurezza di livello 3.
Un laboratorio di questo tipo non è direttamente accessibile dall’esterno, ma è preceduto da almeno un’anticamera con una doppia porta. La pressione all’interno del laboratorio è inferiore alla pressione degli ambienti circostanti, per far sì che l’aria si sposti esclusivamente dall’esterno verso l’interno del laboratorio impedendo la fuoriuscita di qualsiasi tipo di materiale volatile, tra cui i virus. Come ulteriore misura di sicurezza, in questi laboratori è proibito lavorare da soli.
Per lavorare con SARS-CoV-2 e gli altri microrganisi di classe 3 è necessario indossare due tute: quella a diretto contatto con il corpo è impermeabmile e lavabile, mentre quella a contatto con l’ambiente è impermeabile e usa e getta. La tuta esterna è dotata di un cappuccio, e ha una cerniera che deve essere chiusa completamente fino a coprire tutto il collo. Indossiamo anche due paia di guanti; il guanto esterno è più lungo e copre completamente il polsi e parte dell’avambraccio. Anche la parte della caviglia tra la scarpa e il bordo inferiore della tuta deve essere coperto da un materiale impermeabile.
Il naso e la bocca devono essere coperti da una mascherina FFP3, e per di più indossiamo un cappuccio con visiera collegato tramite un tubo a un respiratore (Powerd Air-purifying respirator, PAPR) che teniamo allacciato in vita come se fosse un marsupio. Il respiratore ha un motore e dei filtri, e pompa continuamente aria pulita dentro il cappuccio. In questo modo anche dentro il cappuccio si forma una differenza di pressione che permette l’ingresso unicamente dell’aria filtrata.
Dentro il laboratorio il virus può essere manipolato solo all’interno di una cappa di sicurezza biologica, ovvero un ambiente di lavoro delimitato, aperto parzialmente su un solo lato e dotato di filtri. Sul lato aperto viene creato un flusso d’aria verticale con una duplice funzione: 1) fa in modo che l’aria che entra venga diretta immediatamente verso i filtri prima di entrare in circolo nell’ambiente di lavoro e 2) impedisce che l’aria e i microrganismi con cui si sta lavorando escano dalla cappa. In questo modo si garantisce che il materiale biologico non venga contaminato e che l’operatore possa lavorare in sicurezza.
Solo gli avambracci dell’operatore entrano dentro la cappa biologica, il resto del corpo è separato dall’ambiente di lavoro da una lastra di vetro. Ogni volta che l’operatore interrompe il lavoro dentro la cappa per spostarsi in un’altra postazione all’interno dello stesso laboratorio deve disinfettare la parte esposta al virus (mani e avambracci coperti dai doppi guanti) con una sostanza viricida; lo stesso procedimento deve essere applicato a qualsiasi oggetto che venga portato fuori dalla cappa.
Una volta terminato il lavoro e messi in sicurezza i campioni biologici contenenti il virus, la cappa biologica, l’interno laboratorio e gli indumenti dell’operatore potenzialmente esposti al virus devono essere disinfettati. Gli strati di dispositivi che proteggono l’operatore devono essere rimossi in un ordine ben preciso. Il cappuccio e il respiratore vengono disinfettati e riposti in contenitori con chiusura ermetica fino al prossimo utilizzo. Guanti, sovrascarpe, mascherina e tuta esterna vengono smaltiti come materiale potenzialmente contaminato
Per uscire dalla struttura di livello 3 bisogna passare attraverso una doccia automatica per evitare che residui del materiale di lavoro vengano portati all’esterno. L’accesso ai laboratori di livello 3 o superiore è strettamente limitato al personale autorizzato, per assicurare che tutte le procedure vengano eseguite correttamente che e il lavoro sia svolto nella massima sicurezza sia per l’operatore che per la collettività.
Bibliografia