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Il Virus del Nilo Occidentale (WNV)

Il West Nile Virus (WNV), o Virus del Nilo Occidentale, nonostante abbia un nome esotico, è ormai di casa anche in Europa, con focolai recenti nel Nord Italia, in Sardegna e nel sud della Spagna. Inizialmente era diffuso in Africa (dove fu isolato nel 1937 nella regione del Nilo Occidentale in Uganda), da cui si diffuse in parte dell’Europa, Medio Oriente, Asia Occidentale e Australia, seguendo le rotte degli uccelli migratori.

Si tratta infatti di virus trasmesso da artropodi (o arbovirus, arthropode borne virus), nella fattispecie dalla zanzara comune (Culex pipiens), che viene mantenuto in natura in un ciclo che coinvolge le zanzare come vettori e gli uccelli selvatici come serbatoio (ciclo enzootico).

Nel 1999 raggiunse New York e da allora si è esteso a tutto il Nord America e in Venezuela, diventando l’arbovirus più diffuso al mondo.La diffusione del WNV in nuove aree è stata facilitata dal trasporto (non intenzionale) di insetti vettori con navi e aerei, da attività umane come urbanizzazione e irrigazione dei campi, e da cambiamenti climatici (variazioni di temperatura e precipitazioni atmosferiche) che hanno favorito la proliferazione delle zanzare.

La particella virale è di forma sferica con un diametro di circa 50 nanometri (= 50 miliardesimi di metro, o 50 milionesimi di millimetro). WNV appartiene alla famiglia dei Flaviviridae, come il virus dell’epatite C (HCV) e il virus Zika; il suo genoma a RNA codifica per 10 proteine ed è racchiuso in un rivestimento proteico (capside) circondato a sua volta da una membrana lipidica.

Il virus viene trasmesso agli uccelli selvatici tramite punture di insetto, e occasionalmente può infettare equini e uomo (più raramente anche altri mammiferi) se questi vengono punti da una zanzara portatrice del virus: si tratta quindi di un virus zoonotico trasmesso dagli animali all’uomo. WNV non sembra causare invece nessuna malattia negli insetti.

Il ciclo di trasmissione del Virus del Nilo Occidentale. Immagine creata su BioRender.com da Carla Usai

Gli uccelli vengono infettati facilmente da WNV e ne sono il serbatoio naturale consentendone un’efficiente replicazione, mentre equini e umani sono considerati ospiti occasionali;  questi ultimi, poiché sviluppano un basso numero di particelle virali del sangue (bassa viremia) non contribuiscono alla diffusione del virus. Negli ultimi 20 anni è stato registrato un aumento delle infezioni in queste due specie. La diffusione del virus avviene quando le zanzare sono attive (primavera-estate), e di conseguenza i casi di infezione nell’uomo e nei cavalli nell’emisfero Boreale vengono registrate prevalentemente tra Luglio e Settembre.

Le zanzare si infettano nutrendosi del sangue di un volatile infetto. Il virus raggiunge così le ghiandole salivari della zanzara, e può essere successivamente iniettato in un altro ospite, dove può moltiplicarsi e in alcuni casi causare la malattia. Per nutrirsi del sangue di un vertebrato, le zanzare iniettano nei vasi sanguigni della vittima un po’ di saliva che, oltre ad avere proprietà anticoagulanti, contiene delle sostanze che inibiscono alcune cellule del sistema immunitario (i linfociti T), facilitando così la diffusione del virus. Inizialmente il virus infetta le cellule dell’epidermide (cheratinociti), e le cellule del sistema immunitario associate alla pelle (macrofagi e cellule di Langerhans). Mentre i macrofagi sono in grado di eliminare il virus, le cellule di Langerhans infettate lo trasportano ai linfonodi, da cui può diffondersi ad altri organi e infettare altri tipi di cellule.

Gli esseri umani che hanno contratto WNV non sono direttamente contagiosi, ma il virus può essere trasmesso tramite trasfusioni di sangue o trapianto di organi (i donatori di sangue vengono testati per la presenza del virus e non è permessa la donazione nei primi 28 giorni al ritorno da zone in cui il virus è endemico). È stato registrato un solo caso di trasmissione da madre a figlio durante la gravidanza e un solo caso di contagio tramite latte materno.

Esiste invece la possibilità di contagio diretto tra volatili senza l’intervento di insetti vettori.

Esistono 8 tipi diversi di WNV (genotipi), ma solo i genotipi 1 e 2 sono associati a malattia nell’uomo. La maggior parte delle infezioni nell’uomo è asintomatica, mentre circa il 20% delle infezioni si manifesta come Febbre del Nilo Occidentale (West Nile Fever, WNF), e meno dell’1% causa la Malattia Neuroinvasiva del Nilo Occidentale (West Nile Neuroinvasive Disease, WNND), con l’infezione delle cellule del Sistema Nervoso Centrale, solitamente in individui anziani, immuno compromessi, o debilitati da altre patologie.

La WNF è caratterizzata dall’improvvisa comparsa di sintomi come mal di testa, malessere, dolori muscolari e agli occhi, vomito, febbre, itterizia ed eruzioni cutanee (a seconda del tipo di cellule infettate) e può passare in una settimana o prolungarsi fino ad alcuni mesi e richiedere il ricovero.

La WNND invece, può causare meningite, encefalite, paralisi flaccida o una combinazione di queste manifestazioni, e portare a morte nel 17% dei casi.

Anche nei cavalli l’infezione è solitamente asintomatica, ma nel 10% dei casi gli animali mostrano difficoltà nei movimenti fino alla totale incapacità di sollevarsi sulle zampe, fino al sopraggiungere della morte. Mentre è disponibile un vaccino per i cavalli, non è stato ancora sviluppato un vaccino ad uso umano, e al momento non esiste una cura specifica per contrastare questa infezione.

ILe misure preventive impiegate per tenere sotto controllo la propagazione del virus sono:

  • screening dei donatori di sangue e organi,
  • monitoraggio delle popolazioni serbatoio per individuare la presenza del virus sul territorio,
  • riduzione delle zone di acque stagnanti che ospitano le larve delle zanzare,
  • uso di repellenti e zanzariere per ridurre la possibilità di entrare in contatto con zanzare adulte infette.

Bibliografia

Organizzazione Mondiale della Sanità: https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/west-nile-virus

European Centre for Disease Control and Prevention: https://www.ecdc.europa.eu/en/west-nile-fever/facts/factsheet-about-west-nile-fever

West Nile Virus: An Update on Pathobiology, Epidemiology, Diagnostics, Control and “One Health” Implications, Habarugira G. et al., Pathogens 2020 http://doi.org/10.3390/pathogens9070589

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